Capitolo 30: Lealtà e Paura
23° Giorno del mese dell'Angelo Bianco (Maggio) 16:00
I raggi del sole pomeridiano illuminavano la casa del Capitano Imperiale, Gareth Stronghold. Questi era seduto al piccolo tavolo al piano terra, intento a lucidare una spada. Era una reliquia dei suoi tempi come cadetto.
Ci si aspetterebbe che la dimora del piu grande eroe della nazione fosse grande e spaziosa, con oro sulle pareti e minerali preziosi da tutte le parti, e invece era poco di un comunissimo bilocale.
"Stai uscendo?"
Domandò a suo fratello minore Gordon, conosciuto con il nome di El Kaiser. Si era lentamente ripreso, ma rimaneva comunque solo un'ombra sbiadita del suo glorioso passato.
"Sì..."
Gli rispose lui, con tono sbrigativo.
"Servono dei soldi?"
"No, nel caso venderò qualcosa...comunque esco solo per fare una passeggiata e sgranchire le gambe, non mi fermerò a bere da nessuna parte!"
Gareth gli sorrise leggermente, annuendo.
"Ok, basta che torni per cena. Se ti trovo svenuto da qualche parte, faresti bene a pregare di essere morto, mi sono spiegato?"
"Certo..."
El Kaiser sapeva che non lo intendeva veramente, era solo un altro modo per dirgli di non buttare al vento la propria vita. Dopo quell'ultimo pasto che aveva avuto con il fratello, era indeciso. Non aveva più voglia di vivere, ma non riusciva a suicidarsi. Ogni volta che gli ci pensava, l'immagine di suo fratello Gareth, deluso ed affranto davanti al suo silenzioso cadavere, gli si colorava in testa. Come poteva deludere suo fratello? Non voleva più vivere, ma non era una scusa per far soffire l'unica persona che avrebbe pianto al suo funerale.
Fu riportato alla realtà da Gareth, che gli disse:
"Il mio maestro diceva sempre: Trova la vittoria nella sconfitta, la felicità nella paura e la vita nella morte"
"Tutto bello, ma sono solo parole vuote..."
"Sarà, era un tipo un po' strano...Vedi di non cacciarti nei guai, ok?"
Gli ricordò Gareth, con tono paterno.
"Tranquillo! Non ho 10 anni!"
Borbottò El Kaiser, scrollando le spalle ed uscendo di casa, mettendosi prontamente una mano sulla fronte, riparandosi gli occhi dai raggi solari.
Da quanto non vedevo il sole brillare così...
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23° Giorno del mese dell'Angelo Bianco (Maggio) 16:38
Hirashi camminava per le strade della capitale, con il suo travestimento indosso, facendo ruotare molti sguardi, nonostante l'ologramma non rendesse giustizia alla sua bellezza e alla sua forza. In tantissimi la guardavano, alcuni le fischiavano, altri invece la favevano passare intimoriti. Nonostante quelle attenzioni, Hirashi rimaneva stoica, i suoi pensieri erano altrove.
E ora che fare? In qualche modo mi hanno messo con le spalle al muro...
Si ripeteva nella testa. Come avrebbe potuto sistemare la situazione senza che sua madre e gli altri lo venissero a sapere, evitando al contempo che la copertura di C andasse in fumo? Non ne aveva idea.
Forse dovrei localizzare tutti i membri di Dark Calling e farli fuori...
Restituire Morgana era fuori discussione, l'idea migliore sarebbe stata eliminare il problema alla radice, ma non poteva certo commettere una strage solo per salvare una ragazzina umana. Se fosse stato per lei, Hirashi lo avrebbe fatto senza problemi, tuttavia non aveva le informazioni necessarie per svolgere un lavoro con i fiocchi e sicuramente non sarebbe stata in grado di ottenerle prima del giorno successivo, quando Diamond sarebbe arrivato a batter cassa.
Morgana...
Non capiva perché si sentisse così affezionata a quell'umana. Certo, era diversa dagli altri della sua specie per molti fattori, era un prodigio ed una sua alieva, ma sentiva che c'era qualcosa di più profondo e complesso. Quando veniva chiamata mamma per sbaglio percepiva un senso di calore addosso, anche nei momenti che passavano assieme, quando la faceva sedere sulle proprie cosce a leggere. Adorava allenarsi con lei, non solo per i continui complimenti della piccola, ma anche per il solo fatto che l'ammirasse così tanto, e non in maniera eccessiva come Yor.
Magari potrei adottarla davvero...
Hirashi scosse la testa, era un'idea stupida, lei non era tagliata per fare la mamma. Sapeva cucinare, stirare, fare i mestieri ed era autosufficiente, ma non aveva le conoscenze necessarie per comprendere le esigenze di Morgana e di supportarla adeguatamente.
Scosse nuovamente il capo, cercando di tornare con i pensieri al problema principale, ossia la minaccia di Diamond.
Devo riuscire a trovare una soluzione.
I suoi pensieri vennero brevemente interrotti da dei rumori in lontananza. Un gran numero di persone si erano unite per creare una grande folla, come se stessero assistendo ad uno spettacolo, anche se le espressioni sui loro volti erano tutto, fuorché sorridenti.
23° Giorno del mese dell'Angelo Bianco (Maggio) 16:42
Mentre camminava per uno dei quartieri poveri della capitale, perso nei suoi pensieri, El Kaiser alzò lo sguardo verso alcuni punti oscurati, dove il sole non arrivava.
Gli mettevano i brividi.
Era evidente che avesse sviluppato un trauma dal suo incontro con Almodea, ci aveva messo più di un mese per ricominciare a dormire e tutt'ora aveva ancora gli incubi. Continuava a sognare quel momento, il preciso istante in cui si era accorto che non poteva nulla contro quel mostro.
Sono davvero patetico...
Pensò fra sé e sé. Eccolo lì, il grande El Kaiser, secondo solo al Capitano Gareth Stronghold, eccolo intento a nascondersi e guardarsi le spalle come un bambino tremolante, spaventato dalla propria ombra.
Ogni tanto sognava che Almodea arrivasse in città, era l'incubo che più odiava.
Maledetta...
Lo poteva vedere anche ad occhi aperti, lui nascosto in un angolino, mentre i valorosi soldati, comandati da Gareth, caricavano quel mostro dai capelli rossi. Era come riguardare l'episodio di una serie TV, ancora e ancora.
Il suo battito cardiaco aumentò di colpo. Riviveva sempre la scena di suo fratello, sconfitto e alla mercè di quel mostro, che puntualmente gli strappava un'arto e gli rideva in faccia, lo terrorizzava.
Poteva ancora sentire le risate di quel mostro. Altro che Lord dei Vampiri, lei era molto peggio.
Neanche io e Gareth insieme riusciremo a batterla...
Girò l'angolo e notò una grande folla davanti ad una casa. Una delle finestre era stata sfondata dall'esterno e si potevamo sentire dei bambini piangere.
"Brutto moccioso di merda!"
Sì udì un calcio. El Kaiser si girò d'istinto verso la fonte del rumore e riuscì a notare un gruppo di uomini dall'altra parte della folla. Uno di loro stava picchiando un bambino stesso a terra, mentre i suoi compagni avevano spinto in un angolo un paio di coetanei del piccolo.
"Quei bambini stavano solo giocando con la palla..."
"È eccessivo!"
"Lo ucciderà! Poverino..."
Lamentavano i passati, ma nessuno aveva il coraggio di affrontare gli energumeni.
Il solito, vedo...
El Kaiser sospirò e fece per allontanarsi. Avrebbe potuto facilmente eliminare i 4 uomini e salvare la giornata, ma lui non era così, non era come suo fratello, non era un eroe.
Fu in quel momento che vide una donna enorme passargli vicino. Sarà stata alta all'incirca due metri e vestiva un giacca nera e dei pantaloni scuri. La sua faccia era normale ed il suo corpo era nascosto dai vestiti, ma l'aura di potere che aveva intorno faceva intendere che fosse una guerriera. Anche dal suo comportamento, il modo in cui si muoveva, il fisico possente, la potenza dei sui passi. Tutto di lei emanava una forza spaventosa.
El Kaiser la notò subito, una donna così non si vedeva tutti i giorni. La seguì con lo sguardo senza neanche accorgersi di starlo facendo. La osservò mentre si faceva strada fra la folla, senza troppa cura della situazione. Nessuno le avrebbe detto qualcosa, troppo intimoriti dall'aura di superiorità che emetteva.
Come li capiva, conosceva ben poche persone che potessero battere suo fratello nell'imponenza del fisico, e lei lo soppiantava del tutto. Stentò a credere che fosse perfino una donna, inizialmente teorizzò che fosse un uomo dai capelli lunghi, ma i lineamenti del volto e una protuberanza sul petto, riconducibile ad un seno femminile, gli tolsero ogni dubbio.
"Sì puo sapere chi è? Che sia un'avventuriera?"
Si appostò dietro al porticciolo di una delle case e la osservò, incapace di levarle gli occhi di dosso. La potenza che emanava gli ricordava troppo qualcuno, gli ricordava di...Almodea.
Abbassò lo sguardo verso terra e scosse il capo, cercando di togliersi dalla testa quel mostro. Dei rumori gli fecero rialzare lo sguardo, portandolo ad osservare la scena con molta attenzione.
"Hey, donna! Che cosa vuoi?!"
Le gridò il capo della banda, buttando a terra il bambino e facendo alcuni passi verso l'energumena, per niente intimorito dalla stazza di questa.
"Esatto! Fatti da parte se non vuoi finire male!"
La minacciò un altro, ma lei rimase stoica e indifferente, come se fosse totalmente assente, o distratta.
"Ti consiglio di andartene..."
Si limitò a dire solo quello, con una calma disarmante.
"Cosa hai detto?!"
"Ho detto che dovete andarvene, non ho tempo da perdere con voi..."
Mentre prendeva luogo la discussione, Finn, che era di ritorno dal suo incontro con Gherda e Akiza, notò la folla e si avvicinò.
"Fatemi passare, per favore!"
Gridò, portandosi oltre le persone ed osservando la scena: Una donna gigante davanti a 4 uomini che stavano picchiando degli innocenti bambini.
Fece per intervenire, quando uno degli uomini alzò il pugno verso la donna, pronto a colpirla.
"Fermati! In nome del..."
Non riuscì a finire la frase, che qualcosa di inaspettato accadde. L'aggressore venne colpito con una forza mostruosa e scagliato contro il muro della sua stessa casa, che crollò all'impatto. Sia Finn, El Kaiser e la folla aprirono la bocca in sgomento. Era stata la donna? Non l'avevano neanche vista muoversi.
"Qualcun'altro che vuole fare l'eroe?"
Domandò lei, serrando la mano destra in un pugno. Gli altri uomini si diedero immediatamente alla fuga, terrorizzati a morte.
"Ragazzini! State bene?"
Finn si riprese dallo stupore e si avvicinò ai bambini, notando che stavano tutti bene tranne uno.
"Resisti! Prendi questa..."
Tirò fuori una delle pozioni che aveva preso sotto consiglio di Gherda e gliela fece bere. Il fluido verde curò leggermente il dolore del piccolo, facendogli riprendere conoscenza. Nel mentre, la donna rimase ferma ad osservare la scena con la solita aria fredda e distaccata, come se volesse valutare se fosse il caso d'intervenire o meno.
"Qualcuno lo porti al tempio, presto!"
Finn passò il ragazzino ad una guardia giunta sul posto, che corse via per portarlo al tempio più vicini. I templi erano delle sorte di cliniche, dove i sacerdoti e i chierici adoperavano magia curativa per aiutare i cittadini. Era un sistema imperfetto, difatti solo i più ricchi potevano farsi curare dalle malattie più gravi, mentre i poveri che non potevano permettersi i trattamenti erano lasciati a morire. Dopotutto i chierici non erano dottori, non avevano nessuna etica professionale, non che esistesse in quel mondo.
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Una volta che il bambino fu portato via, Finn si girò verso la donna vigorosa, che però si era già allontanata come se nulla fosse. Incuriosito ed un pò' intimorito, decise di seguirla.
Mi prenderà per uno stalker?
Nonostante lui stesse correndo e lei stesse solo passeggiando, la donna risultava sempre qualche metro più avanti, sembrava come se stesse camminando senza una meta. La pedinò fino a raggiungere un distretto pieno di vicoli, con cui lei non era visibilmente familiare, visto che rallentò abbastanza il passo, permettendo a Finn di raggiungerla.
"Mi scusi! Signora!"
La donna si girò dopo aver sentito qualcuno chiamarla.
I suoi capelli erano bianchi e aveva la pelle chiara. Nonostante l'elevata altezza e la possente muscolatura, stava dritta, come una lama di ferro appena forgiata. Aveva un volto estremamente femminile, che andava in contrasto con il corpo da guerriera. La sua faccia aveva dei lineamenti perfetti, era a mani basse la donna più bella che Finn avesse mai visto. Tuttavia, i suoi occhi scuri erano fissati su di lui, come se fosse una preda pronta per essere sgozzata.
Qualcosa gli diceva che questa donna era molto pericolosa, ma non poteva averne paura, era accecato dall'ammirazione per la sua forza, una cosa che lui non avrebbe mai avuto, neanche lontanamente.
"Serve qualcosa?"
La voce della donna era seria e priva di qualunque incertezza. Finn percepì un brivido freddo lungo la spina dorsale, si sentiva estremamente in difetto.
"Io...ecco..."
Balbettò insicuro. Non riusciva a parlare, totalmente schiacciato dall'aura di potere della donna colossale. Notando ciò, la signora sospirò leggermente e portò una mano al fianco, rilassandosi e cercando di sciogliere la tensione.
"Posso sapere chi sei?"
Il suo tono rimaneva freddo, ma risultava più gentile, come se stesse cercando di iniziare un dialogo amichevole.
"M-Mi chiaro Finn, signora! Sono uno dei soldati dell'Impero..."
Riuscì a dire lui, osservandola negli occhi. Non lo avesse mai fatto. Lo sguardo della donna si era raggelato di colpo, diventando molto più intimidatorio.
"Sei qui per chiedermi di risarcire i danni che ho provocato?"
"Cosa? No! Ci mancherebbe! Volevo solo ringraziarvi per aver assolto un compito che sarebbe spettato a me!"
Seguì con un breve inchino formale, che serviva più per distogliere lo sguardo da quella colossa, in grado di prenderlo e spezzarlo a metà con una mano.
"Non c'è problema, alla prossima..."
Rispose freddamente la donna, per poi iniziare ad andarsene, ma Finn alzò il capo e la chiamò:
"Aspettate! Non vi dispiacerebbe...insegnarmi quello che ho visto pochi minuti fa?"
"Che cosa intendi dire?"
"Voglio diventare più forte! Vi ho visto all'opera e ho pensato che mi piacerebbe imparare le basi della tecnica da voi utilizzata, sempre se vi sta bene..."
La donna lo squadrò dal capo ai piedi, con occhio serio.
"Mostrami le mani e le braccia..."
Finn fece come richiesto. Non era massiccio come il capitano Gareth o quella colossa che aveva davanti, ma non risultava neanche snello.
"Hai una corporatura ottimale, da guerriero..."
"G-Grazie, ma voi siete molto più strabiliante!"
Non poteva vederle il corpo per via dei vestiti, ma era sicuro che fosse estremamente robusta, data la forza con cui aveva colpito l'uomo di prima. La sua struttura fisica era intuibile, ma non certa.
"Non serve fare il modesto..."
Le rispose freddamente lei.
"Mostrami la tua arma..."
Finn obbedì nuovamente e gli porse la spada. Era una mossa avventata, ma che motivo avrebbe avuto una potente guerriera come lei di disarmare un buono a nulla come lui?
La donna afferrò la spada con una mano, come se fosse fatta di carta pesta, ed iniziò ad esaminarla con cura.
"Decente fattura, per essere un'arma di riserva..."
"C-Come avete fatto a capirlo?"
La donna mosse il grosso dito lungo la lama, come se non avesse paura di tagliarsi.
"Presenta varie ammaccature, inoltre ha il rivestimento in pelle sull'elsa consumato"
Gli restituì la spada, che venne immediatamente rinfoderata.
"Perdonatemi per una spada così indecorosa"
"Non è un problema, dopotutto la tecnica che vuoi imparare richiede le mani, non la lama..."
Finn alzò nuovamente lo sguardo verso la colossa, annuendo.
"Se posso chiedere, avete usato un'Arte battaglia prima? Sapete...quando avete scaraventato l'aggressore"
"No, ho solo tirato uno schiaffo normale..."
La donna aprì la mano destra e la vibro lentamente, mimando il movimento di una madre che schiaffeggia un bambino monello.
"Tutto qui?"
Domandò esterrefatto Finn.
"Sì, l'ho solo fatto ad una velocità che l'occhio umano non registra..."
"E come...ci siete riuscita?"
"Allenamenti, con la pratica si può riuscire a fare molto..."
Rispose la donna, per poi far cadere la mano lungo il fianco.
"Perché vuoi diventare forte?"
"Eh?"
"Sembri un bravo ragazzo, perché brami la forza però?"
"Io..."
Finn tornò con la mente alla principessa Arianne, al giorno in cui lo aveva salvato. Non poteva deluderla, non importava quante volte lo buttavano a terra, si sarebbe rialzato sempre.
"...È perché...io devo proteggere chi è importante per me"
Lo sguardo della donna rimase freddo, tuttavia sembrò annuire leggermente, come se trovasse soddisfacente la risposta.
"Capito, allora possiamo iniziare il nostro addestramento..."
"Q-Qui?!"
"Sì..."
"La ringrazio molto, signo..."
Fece per inchinarsi, ma fu zittito da una movimento della mano dalla donna.
"Mi dispiace dirtelo, ma sarà una sola lezione. Non sembra che tu abbia nessun talento speciale...sarò onesta, potresti anche morire"
"Morire?"
"Ovviamente non è certo, dipenderà tutto da te e dalla motivazione per cui combatti. Se lotti per orgoglio o per te stesso, allora faresti prima a piantarti la spada nel cuore..."
Finn deglutì a quelle fredde parole, ma annuì deciso. Lui combatteva per la giustizia, combatteva per la pace, combatteva per l'amore verso la principessa.
"Ho capito, sono pronto!"
"Come vuoi, impugna la spada..."
"C-Certamente!"
Finn sguainò la spada e la donna si mise in una posa marziale, con i pugni serrati in avanti, ma con gli occhi chiusi. Era una posa che Finn non aveva mai visto.
Che cosa vuole fare?
Di colpo, la donna aprì gli occhi. Un brivido gelido percorse e parallizò il corpo di Finn. Si sentiva come se avesse davanti un mostro.
Percepiva un tale intento omicida da far crollare un intero regno, anzi, un Impero. La forza di quella donna andava al di là della sua comprensione. Se lo avesse colpito, non sarebbe sopravvissuto.
"Tutta qui la tua determinazione? Mi deludi..."
Lo schernì la donna, aumentando ulteriormente la propria aura di potere. Finn sentì un vento freddo davanti a sè, che lo spingeva all'indietro. Sarebbe morto.
"Vedo che sei una causa persa, darò le condoglianze alla tua padrona..."
La voce delusa della donna sembrò estremamente rumorosa, come se stesse parlando da tutte le direzioni. Finn sentì aumentare il proprio terrore, il cuore gli stava per esplodere. Era morto.
"Addio..."
Il pugno della donna si fece strada fino alla sua faccia, con una velocità pari a quella di una freccia scoccata da un arco.
Fu una morte istantanea.
O almeno così sembrò a Finn in quei nano secondi in cui se lo vide arrivare addosso. Non sarebbe riuscito a schivare e anche se avesse alzato la spada per bloccare il pugno, sarebbe stato inutile, la lama si sarebbe spezzata sotto la forza sovrumana della donna. Era già morto e neanche se ne era accorto.
Che stupido che era stato, sarebbe deceduto così? Senza poter dire addio ad Arianne?
Lady Arianne...
L'idea di venir separato dalla donna che proteggeva, serviva ed amava lo fece adirare. Non era rabbia normale, era lealtà, guidata dalla paura e dall'amore, in un connubio che fece scattare qualcosa in lui.
Le sue gambe potevano muoversi.
Le sue mani potevano muoversi.
Lui poteva muoversi.
Spostò gli occhi verso il pugno, che oramai avrebbe già dovuto connettere e si accorse di averlo accanto alla testa. Il colossale macigno che era la mano della donna, era passato accanto al suo orecchio, sfiorandolo.
Si era salvato.
Le gambe tremolanti di Finn cedettero e lui cadde a terra, ansimante. Si sentiva esplodere i polmoni. Come era sopravvissuto?
Udì dei rumori alle sue spalle e si voltò leggermente. Vide che l'onda d'urto del pugno aveva bucato il muro dietro di lui, che ora presentava un'enorme spaccatura e alcune crepe.
"I miei complimenti..."
Le parole della donna lo riportarono con l'attenzione su di lei. Sembrava soddisfatta, ma non lo dava a vedere.
"Cosa si prova a sconfiggere la paura?"
"E-Eh?"
"Saresti potuto morire d'infarto, lo sai? Succede avvolte..."
Rispose la donna, osservandolo. Parve ancora più maestosa dalla posizione inginocchiata di Finn.
"Chi accetta la paura della morte, finisce per rinunciare alla propria vita. È la strada più facile per salvare la propria mente, ma non il proprio onore..."
"Sentite...m-ma voi chi siete? Come fate a...a..."
"Non sono nessuno..."
"Mentite! Quella potenza...non era normale, voi siete...ad un altro livello!"
"Sono soltanto una brutta copia, una donna che non ha diritto di scelta ma che se lo è preso senza permesso. Non sono nessuno di speciale..."
Risposte stoica la donna, con un accenno di malinconia.
"Se mi è concesso, posso una domanda tecnica, Finn?"
"C-Certamente! Io..."
"Aspettate! Vi prego, aspettate!"
Una voce interruppe i due ed un uomo apparve da un angolo della via. Sembrava sconvolto quanto Finn e stava ansimando pesantemente.
"È un vostro conoscente?"
Domandò il ragazzo.
"Direi di no. Dalle tue parole suppongo che non sia nemmeno una tua conoscenza..."
Risposte la donna, portando una mano al fianco.
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El Kaiser aveva seguito la donna gigante fino al vicolo, notando che anche un altro ragazzo la stava pedinando.
Mentre camminava, ripensò alla tecnica che aveva visto usare a quella colossa. El Kaiser era riuscito a scorgere solo un leggero, insignificante movimento, eppure era un uomo addestrato e abile, che sapeva usare un attacco alla velocità della luce.
Sarebbe stato capace di parare quel colpo? O addirittura di battere quella donna?
A livello di forza bruta assolutamente no. Quell'energumena sembrava capace di solleva sopra la testa un carro di buoi con un solo braccio, figurarsi se lui sarebbe riuscito a batterla. Ma in uno scontro, i muscoli non sono tutto, lui lo aveva imparato a sue spese contro Almodea.
Quella spilungona di un mostro aveva le braccia smilze e sembrava che non avesse mai sollevato nulla di più pesante di un foglio di carta, eppure era riuscita a fermare il suo colpo migliore a mani nude.
Cercò di scrollarsi di testa Almodea, ne aveva abbastanza di ripensare a quel momento che già gli tormentava la notte, non si sarebbe fatto inseguire anche di giorno.
"Eccola qui...e c'è anche quel ragazzo"
El Kaiser si appostò dietro ad un muro e iniziò ad osservare la scena. Da quello che aveva capito il ragazzo, chiamato Finn, era un soldato dell'Impero e aveva chiesto alla donna misteriosa di addestrarlo.
Certo, come se lei potesse accettare...
Maledisse la propria testa quando la colossa accettò. Fu l'ultima cosa che fece prima di ricadere nell'oblio.
Quando incrociò lo sguardo con la donna, pronta a colpire Finn, per poco non si sentì mancare. Era ancora peggio di quella volta con Almodea. Il loro istinto omicida era simile, come se fossero sorelle.
Quasi gli venne un infarto quando il muro accanto a lui venne sfondato dalla misera onda d'urto di uno dei pugni della donna misteriosa. Si portò la mano al petto, come per controllare di avere ancora il cuore al suo posto.
Quando osservò nuovamente la scena, si accorse che il ragazzino era ancora in piedi.
Come? Come ci era riuscito? Era lui il più debole fra i due? Impossibile.
Non si reputava più invincibile, ma non si considerava neanche debole rispetto ad un ragazzino.
Al posto suo, io sarei sopravvissuto? Sono davvero così debole?
Era così debole?
Temendo che i due potessero spostarsi, El Kaiser lasciò perdere i propri dubbi e uscì dal proprio nascondiglio, gridando:
"Aspettate! Vi prego, aspettate!"
Si diresse ansimando verso i due, intenti a chiedersi chi lui fosse.
"Tu chi sei?"
Alla domanda della donna, El Kaiser si mise dritto e cercò di ricomporsi, nonostante bastasse la stazza dell'altra per mettergli una fifa blu.
"Io mi chiamo El Kasier...perdonatemi se vi ho interrotto!"
"Il vostro nome è identico a quello di colui ritenuto alla pari del Capitano Gareth..."
"Sono io..."
Finn spalancò gli occhi allibito, non si aspettava di incontrare un guerriero cosi leggendario. La donna sembrò rimanere stoica come sempre invece.
"Cosa possiamo fare per te?"
Al quesito della donna, El Kaiser spostò lo sguardo da lei a Finn.
"Come hai fatto?"
"Uh?"
"Come hai fatto a non cedere davanti a quella paura assoluta? Devi dirmelo! Andava ben oltre ciò che un umano possa sopportare..."
Lo implorò El Kaiser, ricordandosi di come lui, che era a distanza, fosse quasi morto, mentre il giovane che aveva affrontato quell'istinto omicida di petto, fosse stato in grado di resistere.
"Era così intenso...io sarei morto sul colpo, ma tu invece no!"
Continuò l'uomo.
"Ecco...io non saprei. Pensavo solo alla mia padrona, colei che mi ha salvato e mi ha dato uno scopo nella vita"
"Alla tua padrona? È bastato questo..."
"Vedi El Kaiser..."
Si unì la donna misteriosa, con tono serio.
"La verità è che lui disponeva della lealtà necessaria per trovare la felicità nonostante la paura..."
"La felicità nonostante la paura?"
El Kaiser si ricordò le parole di Gareth. Forse non erano solo chiacchiere dal bel suono.
"Esatto, il vero potere degli esseri umani è questo. Poter vivere nelle emozioni, trovare la vittoria nella sconfitta e la vita nella morte..."
Gli rispose la donna, sembrando più gentile.
"Quando troverai qualcosa che ti renderà felice, per cui sarai disposto a provare paura e ad affrontarla, allora supererai i tuoi limiti, raggiungendo vette che vanno oltre l'umanità stessa"
"Io nella mia vita ho lasciato andate tutto, facendomelo cadere alle spalle come se fosse immondizia..."
Sospirò affranto El Kaiser, portandosi una mano alla nuca, visibilmente confuso.
Ho sbagliato tutto fino ad adesso...
"Non dovete dire così! Se ci sono riuscito io che sono un buono a nulla, per voi sarà un scherzo!"
Lo rassicurò Finn. Nelle sue parole c'era un'ammirazione senza pari, dopotutto El Kaiser era ritenuto al pari di Gareth Stronghold, una figura paterna per il ragazzo.
"Grazie Finn, mi fa piacere che almeno tu credi in me..."
Mentre i due parlavano, la donna sembrò distratta da qualcosa. Si guardò attorno, per poi fare qualche passo in avanti.
"Sentite, Mastro El Kaiser..."
"Chiamatemi solo El Kaiser, non merito certo un trattamento d'onore da persone come voi"
El Kaiser non avrebbe mai ammesso che lo imbarazzavano tutti gli onorifici, perciò mosse la mano su e giù.
"Ok, a me potete chiamarmi Hirashi comunque..."
Rispose la donna, osservando il fondo del vicolo.
Hirashi?
El Kiaser non aveva mai sentito un nome simile, sicuramente non era originaria dell'impero.
"El Kaiser, posso chiederti di portare via Finn da qui?"
"Uh?"
Non capì subito il significato di quelle parole, ma quando vide delle figure alla fine del vicolo, gli fu tutto chiaro. Erano in trappola.
Erano 4 uomini, coperti da dei mantelli e armati di daghe e coltelli.
"Sono anche alle nostre spalle..."
Commentò Hirashi, senza voltarsi. Neanche a farlo apposta, dall'altra parte del vicolo apparvero 5 uomini, uno dei quali in armatura pesante ed armato con un grosso maglio.
"Ma chi diavolo sono?"
Domandò Finn, confuso.
"Hanno armi avvelenate...sono assassini"
Commentò El Kaiser, ossevando del liquido viola sparso sulle lame delle daghe.
"Ci hanno messo un po' a prepararsi, mi stavano seguendo da quando sono uscita di casa..."
Borbottò Hirashi, avanzando verso quello corazzato.
"Desidero combattere al vostro fianco!"
Gridò Finn, sguainando la spada.
"In fondo sono un soldato dell'Impero, ed è mio dovere proteggere il popolo!"
"Ci sono anch'io!"
Si unì El Kaiser, sguainando a sua volta la katana.
"Una katana...Mhh..."
"Qualcosa non va, Hirashi?"
"No, stavo solo analizziando la tua arma...Comunque io mi occuperò dei 5 da questa parte, voi potete occuparvi degli altri 4?"
"Certamente!"
Risposero i due uomini in coro.
"Molto bene..."
Hirashi si fece strada verso i 5 uomini, con la sua solita calma e imponenza.
"Purtroppo sarò io la vostra avversaria, vi do la possibilità di..."
Non riuscì a finire il discorso, che alcune delle daghe gli vennero lanciate addosso, ma lei le afferrò alla velocità della luce.
"È maleducazione non far finire una donna di parlare..."
Commentò lei, del tutto disinvolta, prima di spezzare le lame con il solo uso delle dita. Quell'unico gesto fece indietreggiare i 4 uomini non corazzati, visibilmente sorpresi dalla forza bruta di Hirashi.
"Quella donna è davvero incredibile..."
Borbottò Finn, sorpreso quanto gli assalitori.
"Già, non sarei affatto sorpreso se venisse definita la donna più forte dell'impero..."
Aggiunse El Kaiser, stringendo la katana fra le mani.
"Anche più forte di Sir Stronghold?"
"Ah! Anche se l'affrontassimo insieme non riusciremo a batterla, mai!"
Rispose El Kaiser, sorridendo per poi partire alla carica.
"Io prendo quelli di destra, tu quelli a sinistra, ok?"
"Certo!"
Accordato ciò, i due iniziarono a battere di spada con gli assassini.
"Preparatevi! Diventerete il sacrificio che colmerà il mio vuoto! Inizierò la ricerca di un nuovo scopo!"
Gridò El Kasier, calciando uno dei due a terra, parando al contempo l'avanzata dell'altro con la spada.
"Un vuoto? Ora si spiega tutto..."
Ragionò Hirashi, mentre l'omaccione in armatura fece per colpirla con il maglio.
"Sì...ha senso"
Con una mano bloccò il martello, riducendolo in pezzi, per poi tirare un singolo pugno al mento dell'uomo, facendolo finire contro gli altri 4 sul retro. La forza dell'impatto fu tale da ucciderli tutti sul colpo.
"Questi sono avverarsi ottimi per un riscaldamento, non lo pensate anche voi?"
Commentò la donna, girandosi verso i due per assistere al loro scontro, sistemansosi il colletto della giacca nel mentre.
"Vedi cosa intendevo, Finn?"
"Già, Mastra Hirashi è davvero strabiliante..."
Finn avanzò verso uno dei suo avversari, ma venne bloccato e sbalzato all'indietro.
"Non esporti finché non vedi un'apertura. Se sono più forti, usa la testa!"
Gli consigliò El Kaiser, trafiggendo uno dei suoi due avversari con la katana e mettendolo fuori combattimento, tuttavia ne era rimasto un'altro.
Hirashi aveva già ucciso i suoi avverarsi, dopotutto lei era una dei migliori combattenti della Fear Tower, capace di tenere testa perfino a coloro che erano al pinnacolo della forza, perciò un paio di assassini risultavano un gioco da ragazzi per lei.
Spostò lo sguardo verso l'altro scontro. El Kaiser aveva già sconfitto i propri avversari, mentre Finn stava facendo fatica, era evidente che fosse inesperto in una battaglia due contro uno.
Magari gli serve una spinta...
Prese uno dei resti del martello che aveva frantumato e lo lanciò verso uno dei due assasini. In circostanze normali sarebbe stato come lanciare un sasso, ma la forza sovrumana di Hirashi trasformò quel detrito in un proiettile che perforò la spalla del bersaglio, permettendo a Finn di colpirlo al collo e ucciderlo.
Ne rimaneva solo uno e Finn stava esitando ad attaccare, nonostante ora fosse contro un'unico nemico.
"La paura è un emozione preziosa, ma deve essere la nostra forza, non una debolezza..."
Gli disse lei, cercando di spronarlo.
Quando l'assassino provò un affondo, Finn si spostò di lato, trovando il coraggio per sfruttare l'apertura formata dal nemico.
"Arte di battaglia: Affondo!"
Con un colpo netto, il ragazzo perforò il petto dell'uomo, facendolo cadere a terra, contorto dal dolore.
"Davvero magnifico..."
Lo complimentò la donna, avvicinandosi.
"Veramente! Ottimo lavoro, Finn!"
Accompagnò El Kaiser.
"Grazie mille!"
Hirashi si avvicinò ad uno degli uomini e lo afferrò per il mantello, sollevandolo da terra come se fosse un sacco di patate.
"Penso mi stessero seguendo da un po', sono scagnozzi di Diamond, molto probabilmente..."
La donna toccò la fronte dell'uomo svenuto con un dito della mano destra, e questo aprì gli occhi, che però sembravano sconnessi dai suoi pensieri, come se fosse ubriaco.
"Cosa gli avete fatto?"
"Ho solo usato un'abilità, si chiama Queen's Command..."
Era una delle abilità che aveva ereditato dalla madre. Permetteva di forzare chiunque ad obbedire ai suoi ordini, come una sorta di controllo mentale, funzionava piu sui maschi che sulle donne e chiunque avesse un titolo di Regina ne era totalmente immune, Ignorando le differenze di livello. Hirashi non la usava spesso, non si reputava minimante degna di usare qualcosa che aveva ereditato dalla perfezione di sua madre, tuttavia ora le serviva per poter salvaguardare la sicurezza di Morgana.
"Direi di iniziare l'interrogatorio, se avete domande, fatele pure..."
Dopo una mezz'ora, tutto fu più chiaro. Gli assasini erano stati mandati da Diamond, uno dei Dark Heroes, per uccidere Hirashi, così che lui potesse fare quello che voleva con la sua padrona.
"Ora che ci penso, i Dark Heroes lavorano per Dark Calling, un'associazione malavitosa estremamente grande ed estesa, giusto?"
Mormorò El Kaiser.
"Esatto! Non ho molte informazioni, ma da quello che so ogni membro dei Dark Heroes, che sono 8 in totale, ha abilità pari ad un avventuriero di rango Diamante..."
Continuò Finn, ossevando l'uomo svenuto a terra.
"Diteci Hirashi, cosa volete fare adesso?"
Domandò El Kaiser, puntando gli occhi sulla gigante.
"L'azione più logica: individuare l'origine del problema e distruggerla. Da quello che ci ha detto quest'uomo, pare che Diamond ora sia ad uno dei magazzini usato come copertura per le attività illegali e l'addestramento di bambini soldato"
Diamond era l'uomo venuto alla villa di C con il commissario, quello che volevo avere indietro Morgana.
Hirashi strinse i pugni al ricordo della conversazione avuta poco prima.
Idiota...
Lo sguardo della donna si spostò verso i due difronte a lei.
"Potreste portare questi scarti dalle guardie?"
"A-Aspettate!"
Balbettò El Kaiser, facendo un passo verso di lei.
"Vorrei accompagnarvi!"
"Anch'io! Sempre se non è un problema..."
"Per El Kaiser questa impresa non dovrebbe repressentante un pericolo, ma per te Finn..."
Hirashi fece per scuotere la testa, ma il ragazzo la interruppe.
"Se dovessi fuggire davanti al pericolo, dimostrerei alla mia padrona che sono un uomo senza valore!"
La donna fu piacevolmente sorpresa dalla risposta del ragazzo, perciò annuì e concluse:
"Come vuoi, voi due mi aiuterete allora..."
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23° Giorno del mese dell'Angelo Bianco (Maggio) 18:02
"Da quello che ci è stato detto dell'assassino, il magazzino è il numero 32. Il vero locale si estende nel sottosuolo, da quello che sappiamo c'è un'entrata secondaria attraverso la casa accanto, usata come copertura per questa Black Room"
Hirashi si fermò all'entrata del magazzino, non troppo lontano da quello in cui era stata rinchiusa Morgana. Poi indicò l'edificio accanto.
"Molto bene! Io e Finn entreremo da lì allora, mentre tu attaccherai frontalmente, che ne dici, Hirashi?"
"Dico che mi piace il modo in cui pensi, Kaiser..."
L'uomo sorrise a quelle parole fredde, le aveva prese come un complimento.
"Tu blocchi l'uscita, mentre noi indaghiamo!"
"D'accordo..."
"Anch'io non ho obiezioni, Mastro El Kaiser!"
"Basta solo El Kaiser! Buon fortuna, Hirashi..."
"Anche a voi..."
La donna fece per avvicinarsi al grosso portone del magazzino, quando Finn la chiamò:
"Lei intende uccidere, Mastra Hirashi?"
La donna si girò verso di lui, senza mostrare emozioni.
"Cercherò di fare prigionieri, ma non posso garantire la sopravvivenza di nessuno..."
"È inevitabile, dopotutto siamo in inferiorità numerica! Però, se dovesse imbattersi nel capo dei Dark Heroes, oppure in uno dei nobili appartenenti a Dark Calling, potrebbe risparmiarlo? Sarebbe ottimo per le indagini! Con le sue informazioni, potremmo far cadere Dark Calling una volta e per sempre!"
Hirashi annuì senza rifletterci troppo.
"Non sono venuta qui per commettere omicidi a tutto spiano, non temere..."
Ma potrei commettere una strage...
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Una volta separatasi da Finn ed El Kaiser, Hirashi sfondò il portone del magazzino con un calcio, facendo tremare l'intera struttura.
Se ci fosse stata Almodea, avrebbe fatto una battuta, qualcosa tipo "FBI, Open up" oppure "This is Sparta"...
Le mancava passare del tempo con lei, sperava che tutti i problemi si sarebbero risolti in fretta e che sarebbe potuta tornare alla Giada Almodea, orami mancava da qualche settimana.
"Eccolo qui..."
L'assassino interrogato poco prima aveva rivelato la posizione dell'entrata segreta al locale sotterraneo: dietro ad un grosso mobile ripieno di scatole. C'era un meccanismo che avrebbe dovuto farlo scattare, ma Hirashi decise di usare una via più diretta.
Afferrò il mobile, simile ad una libreria, e lo sradicò dal muro con una mano, per poi lanciarlo alle sue spalle con nessuna curanza.
Davanti a sè si ritrovò una porta di metallo rinforzata. Provò ad aprilra, ma risultò chiusa a chiave.
"Non sono una brava a scassinare le serrature..."
Strinse i pugni, preparandosi ad usare il metodo: Almodea.
Il locale sotterraneo era diviso in varie zone, alcune per il contrabbando, altre per l'addestramento dei bambini soldato come Morgana. In pochi sopravvivevano al regime delle Back Rooms, e chi lo faceva, ma non si mostrava abbastanza forte, veniva scartato: i maschi solitamente finivano venduti ai nobili come schiavi, mentre le femmine rimanevano del magazzino, rinchiuse ed usate come schiave sessuali fino alla morte, solitamente prematura.
Vicino all'entrata vi erano degli uomini di guardia, intenti a giocare a carte e bere. Non era che ci fosse molto da fare, dopotutto quel luogo era segreto, ma prevenire era meglio che curare. Solo che avvolte non bastava...
"Yaaaaaw!"
Sbadigliò uno di loro, osservando gli altri giocare a carte. Era annoiato.
"Mh?"
Si girò di scatto quando udì un rumore provenire dalla porta. Qualcuno era arrivato? Non stavano aspettando nessuno. Che fosse una visita a sorpresa del Boss?
Fu in quel momento che vide una mano sfondare la porta di metallo rinforzata come se fosse burro.
"Ma cosa?!"
"Ehi! Che succede qui?"
"Che è stato?!"
Gli uomini di guardia accorsero in massa e videro un robusto braccio farsi strada lungo il buco nella porta, fino a raggiungiere la maniglia. Fece per muoverla, ma invece di aprirsi, il portone si scardinò, rivelando una massiccia donna dall'altra parte.
"Scusate per l'intrusione, questa porta era un po' arrugginita..."
Borbottò lei, mettendo l'intero portone sotto braccio, come se fosse un giornale.
"Avrei una domanda, potreste aiutarmi?"
Il volto della donna era privo di emozioni, ma i suoi occhi, impregnati di un'istinto omicida senza pari, dicevano tutto.
"In che modo preferite morire?"
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