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▷ ventisette

Cazzo. Porca di quella troia, ma stavamo scherzando? Eravamo davvero a cena dai Cooper? E io come diavolo avrei fatto ad affrontare Morgan dopo gli ultimi messaggi scambiati?

Sforzai un sorriso alla vista di Morgan in total black poi senza degnarlo di una risposta, anche perché ero troppo nervosa per trovarne una, aprii lo sportello e uscii dalla macchina.

Subito dopo uscì anche mia madre che lo stritolò tra le sue braccia rinsecchite. Sì, be', ora poteva anche staccarsi da lui.

«Buonasera signora Hopkins. Mavis», mostrò ad entrambe un grande sorriso bonario poi si avvicinò a me ― dopo essersi staccato da mia madre ― e mi appoggiò una mano sulla schiena da cui partirono una miriade di brividi.

«Ciao Morgan», la mia voce, come avevo immaginato, fuoriuscì dalle mie labbra con un tremolio che non passò di certo inosservato a Morgan, il quale mi carezzò, una sola volta, la schiena.

«I Coleman sono già arrivati, Morgan caro?», domandò mia madre con un tono di voce mieloso, piegando le labbra in un sorriso così finto da darle l'aria di una vecchia e malvagia strega delle fiabe.

Morgan annuì, «Sì, sono appena arrivati anche loro.»

Mia madre mi fissò per alcuni secondi in cagnesco poi il suo sguardo tornò a farsi cordiale e a fingere di essere una buona mamma; immagine che proprio non le si addiceva.

«J, ehi!», Morgan fece scivolare via la sua mano dalla mia schiena, cosa che mi provocò dei brividi di freddo e andò incontro a mio fratello per poi darsi delle pacche sulla spalla in mò di saluto.

«Il pomeriggio con la peste è andato bene?»

Gonfiai le guance, sentendomi profondamente offesa ― si faceva per dire―. «Ehi! A chi hai dato della peste, scusa?!», strillai contro mio fratello che ridacchiò compiaciuto, passando poi una sua mano nei miei capelli e ovviamente, spettinandomi.

Anche Morgan emise un ridacchio, posando poi il suo sguardo enigmatico su di me e facendomi rabbrividire per l'intensità con cui mi stava scrutando.

«È andato molto bene, vero Mavs? Abbiamo anche giocato a 'Strip Basket'», spiegò lui, facendo inevitabilmente arrossire me e spalancare gli occhi a mio fratello che gli sferrò un pugno su una spalla.

«Hai svestito mia sorella con la scusa dello strip basket?», esclamò Jeremy con voce carica di stupore, passando lo sguardo stralunato da me a Morgan che scoppiò in una fragorosa risata.

«Jeremy, ma che cazzo dici?», strillai indignata e col sangue che affluiva copioso alle guance.

Dio, fa che i miei genitori non abbiano sentito nulla, pensai impanicata, ma poi voltando lo sguardo verso la loro direzione, vidi che non c'erano più quindi esalai un sospiro di sollievo.

«Sono decisamente molto più bravo di lei a basket quindi sì e indossava pure un bel reggiseno imbottito.»

Percepii il viso andarmi letteralmente in fiamme dopo quella risposta di Morgan poi, presi a scaraventargli addosso dei pugni che lo fecero ridacchiare nuovamente.

«Scemo. Scemo. Scemo!», sbraitai contro di lui, totalmente in imbarazzo perché dannazione, lo aveva appena detto a mio fratello!

«Per forza, è piatta come una tavola da surf!», esclamò dal nulla mio fratello, scoppiando a ridere quando notò lo sguardo inceneritore con cui lo stavo guardando.

«Vi odio», borbottai, alzando le braccia in aria poi roteando gli occhi, mi incamminai verso l'entrata di casa e venni subito accolta da Alexander che mi fece l'occhiolino, mostrandomi un sorriso furbo.

«Ciao piccoletto, cos'è quel sorriso? Che hai combinato?», gli domandai, appoggiando una mano sulla sua testa per poi spettinargli i capelli neri.

Lui sbuffò una risatina, «È vero che tu e il fratellone state insieme?», mi chiese, fingendo innocenza, ma lo vidi dal suo sguardo che luccicava di una luce divertita, che l'artefice di quella domanda non era altri che Morgan.

Alzai gli occhi al cielo e una ciglia ricoperta di mascara mi ci finì dentro, provocandomi un fastidio assurdo quindi provai a toglierla, ma quella bastarda rimase lì ad infastidirmi. Sbuffai scocciata poiché non potevo nemmeno strofinarmi gli occhi perché mi ero truccata e se dovessi provarci, diventerei un panda.

«No, Alec, io e Morgan non stiamo insieme quindi riferisci questo al diretto interessato: "fottiti cretino". Grazie», abbozzai un sorriso compiaciuto poi scrollando le spalle, entrai in casa e subito venni accecata dalle miriadi di luci che quel enorme lampadario di cristallo, appeso al centro della sala, stavano riflettendo sugli specchi antichi alla mia destra.

Sbattendo velocemente le ciglia e sperando di non essermi accecata del tutto, seguii il flusso di voci che udii provenire da dietro un'enorme porta a due ante in legno massiccio e con delle rose intagliate nella parte sottostante ai pomelli d'oro. Quanto lusso, mamma mia!

Bussai un paio di volte, ma ovviamente nessuno mi sentì. Erano tutti troppo impegnati a chiacchierare tra loro mentre una delicata musica faceva da sottofondo.

Mi mordicchiai l'interno della guancia, pensando di svignarmela da quella inutile cena, ma pochi secondi dopo la grande porta si spalancò e ne uscì una cameriera che si fece da parte per farmi passare.

La mia solita fortuna. Non potevo nemmeno fuggire da quella casa.

Lei mi sorrise con gentilezza. Sapevo che stava facendo il suo lavoro, ma non poteva semplicemente uscire da quella sala senza far sembrare che davanti alla porta ci fosse qualcuno, in quel caso: me?

Con fatica ricambiai il sorriso poi feci per aprire la bocca e chiederle di chiudere un occhio sulla mia presenza, ma un braccio si appoggiò sulle mie spalle, facendomi sussultare e la voce profonda di Morgan disse alla cameriera di tornare pure a lavorare che a me ci pensava lui.

«Guarda che non sono una bambina! So cavarmela benissimo da sola», sibilai, scrollandomi il suo braccio di dosso per poi puntargli un dito contro, «Stupido.»

Morgan mi mostrò un sorriso sghembo poi mi diede un buffetto sul naso e lui sapeva perfettamente che mi dava fastidio o almeno era così che doveva pensare, «Allora perché te ne stavi qui immobile al posto di entrare nel salotto dove ci sono tutti gli invitati?», mi domandò con scherno.

Feci spallucce, «Perché sono cazzi miei, Cooper!»

«Uhm, capisco... Be', ora possiamo entrare insieme, vero Alex?», Alexander comparve alle spalle di Morgan insieme a mio fratello che mi scrutò con divertimento. Gli mostrai il dito medio.

«Sì, entriamo che c'è la fontana di cioccolata!», strillò il fratellino di Morgan allegramente, correndo verso le due grandi e possenti ante per poi tirarne una verso di sé mentre le voci all'interno della sala si fecero più elevate e rumorose.

Deglutii faticosamente mentre le mie budelle si attorcigliarono tra loro come una contorsionista dentro ad una scatola minuscola. Pochi secondi dopo, sentii una mano di Morgan sfiorare appena la mia, cosa che mi procurò il batticuore poi venni trascinata con poca delicatezza dai fratelli Cooper dentro la sala, attirando l'attenzione di tutti su di noi.

Il corpo mi si irrigidì totalmente quando notai tutti quegli sguardi ― anche di persone che non avevo mai visto ― fissarmi con insistenza, come se volessero capire il motivo per quale una ragazza con poca eleganza come me si trovasse a quella festa tanto chic. E come consuetudine, lo stomaco mi chiuse, stretto in una morsa ferrea dall'ansia.

Mi sentivo fuori posto in quella casa, come un papavero in un capo di rose.

«Morgan, tesoro, perché ci avete messo tanto? Pensavamo che Mavis si fosse persa e voi foste andati in suo soccorso», ridacchiò con perfidia la madre di Morgan e metà degli invitati emisero dei risolini che mi fecero sentire ancora più fuori posto in quella sala.

Mia madre mi mostrò un ghigno crudele poi scosse il capo e sul suo viso comparve un'espressione delusa, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato, anche se ovviamente non era così.

Perché dovevo avere una madre del genere? Perché non potevo avere una madre che mi volesse bene sul serio e mi supportasse al posto di andarmi contro?

Mi mordicchiai l'interno guancia, abbassando lo sguardo sul pavimento della sala e chiusi per alcuni secondi gli occhi per cercare di non pensare a tutte le persone in quella stanza.

Una mano mi sfiorò lentamente la schiena e a quel tocco sussultai appena, percependo le guance prendere colore. Alzai di poco lo sguardo e vidi che al mio fianco c'era Morgan, il quale mi mostrò un piccolo accenno di sorriso.

«In realtà siamo stati semplicemente fuori a parlare di alcune cose importanti per noi. Tutti qui, madre», replicò Morgan, sorridendo sornione alla madre che con un gesto della mano chiuse il discorso poi tornò a parlare con i suoi ospiti, lanciandomi di tanto in tanto delle occhiatacce che me la fecero detestare ancora di più.

Non riuscivo a capire per quale motivo Tonya mi odiasse così tanto. Non lo capivo. Non le avevo mai fatto nulla di male, nessun torto e nessuna parola detta fuori posto eppure lo percepivo, lo vedevo il suo disprezzo nei miei confronti e un po' mi feriva. Però pure io provavo un certo dissapore nei suoi confronti; era la tipica donna piena di soldi, spocchiosa e con la puzza sotto al naso. Tutto ciò che lei non gradiva era solo roba marcia e, io le persone con una mentalità così non le digerivo.

Ero totalmente immersa nei miei pensieri che nemmeno mi accorsi che qualcuno stesse chiamando il mio nome, fin quando non venni travolta da un grande abbraccio che mi fece sussultare.

«Pulcino sono così felice che tu sia qui», Cassidy si staccò leggermente da me e mi sorrise, facendomi sentire meno fuori posto.

Quindi c'era anche la mia adorata Cassie. «La cosa è reciproca! Ti prego portami via da qui», finsi di piagnucolare, appoggiando il viso su una sua spalla mentre dietro di me sentii Morgan ridacchiare.

«Se potessi lo farei, ma Tonya mi ucciderebbe se scappassi con te dalla festa», ammise lei, emettendo successivamente un piccolo sospiro per poi lanciare un'occhiata a Morgan che le fece l'occhiolino.

«Stiamo in disparte e lasciamo i "grandi" parlare dei loro cazzi», Morgan accarezzò la mia schiena e una miriade di brividi attraversarono il mio corpo, facendomi rabbrividire. Mentre Cassidy annuì, salutando poi mio fratello con un bacio su una guancia.

Mi sentivo troppo in imbarazzo nel stare così vicina a Morgan, soprattutto dopo i messaggi che ci eravamo scambiati sui nostri sentimenti.

«Mavs? Ci sei?», sempre lui, la persona che stava tormentando i miei pensieri, mi fece ritornare coi piedi per terra mentre sul suo viso fiorì un sorriso sghembo, «Sempre tra le nuvole sei.»

Lo fulminai con lo sguardo, scansando con un gesto veloce la sua mano dal mio fianco poi lo spostai verso Cassidy, domandandole che cos'avesse detto quel deficiente di Morgan.

Cassidy ridacchiò. «Ha detto di spostarci da davanti la porta e di andare il più lontano possibile dai nostri genitori.»

Forse quella era la seconda volta che incontravo Cassidy ad una festa dei Cooper e la cosa mi aveva sorpreso parecchio, ma ero felice che ci fosse anche lei, almeno non avrei dovuto passare tutta la serata con Morgan.

Di solito si presentavano solo i suoi genitori che puntualmente dicevano che la loro adorata figlia non era potuta venire poiché o stava male ― bugia oppure doveva studiare per qualche test ― altra bugia.

L'avevano sempre lasciata a casa perché: si vergognavano di lei. Che schifo!

Scrollando le spalle, annuii una sola volta poi mi avvicinai a lei e la presi a braccetto, abbozzando un piccolo sorriso, mentre Morgan ci passò accanto e ci fece strada.

Alla fine andammo a sederci in un angolo della sala dove i nostri genitori difficilmente buttavano l'occhio e sempre senza farci vedere, dopo appena mezz'ora, sgattaiolammo via dalla festa.

***

Mio fratello, senza avvisare nessuno, né noi né tantomeno i nostri genitori, se n'era andato dalla festa. Quando gli scrissi un messaggio per sapere cosa diavolo gli fosse passato per la mente per fuggire come un ladro dalla festa, mi aveva risposto che aveva di meglio da fare che stare ad annoiarsi in mezzo ai nostri genitori e ai loro amici.

Sbuffai indispettita e nel mentre ritirai il mio cellulare nella tasca dei jeans neri che indossavo ― al diavolo la gonna che mia madre mi aveva lasciato sul letto!

«Mi ha risposto che ha di meglio da fare quindi che si fa ora?», roteai gli occhi quando Morgan mi sventolò davanti al viso una bottiglia di whisky e sorrise furbo.

«Scordati che io beva quella roba! Non ho intenzione di ubriacarmi,» esalai un altro sospiro, «e dove diavolo è finita Cassie?»

Era da circa dieci minuti che Cassidy era scomparsa dopo avermi sussurrato in un orecchio che sarebbe andata per un secondo in bagno.

Il mio nervosismo, ora, era palpabile nell'aria. Lo si poteva tranquillamente tagliare con un coltello come burro.

Mi asciugai le mani sudaticce sulla stoffa dei pantaloni poi mi accasciai sulla poltrona di pelle nera che Morgan aveva in camera sua.

Mi sentivo sull'orlo di una crisi nervosa, isterica. E mi stavo trattenendo più del solito. Volevo gridare, sfogarmi con qualcuno. Spaccare qualcosa.

Volevo non sentirmi in quel modo di fronte a Morgan; perché la sua sola presenza mi rendeva così nervosa, ora?

Forse notando il mio turbamento, Morgan misi al suo posto la bottiglia di whisky poi si passò una mano nei capelli leggermente spettinati e infine mi mostrò un accenno di sorriso che mi fece perdere un battito.

Rimettendomi in piedi, incominciai a guardami in giro. Non me la ricordavo in quel modo la sua camera. Be', forse era perché non ci entravo da quando avevo dodici anni? Anche se poi ero entrata in quella stanza solamente due volte quindi poteva essere la stessa, ma a me sembrava diversa... Del resto stavo cercando di eliminare quei ricordi dalla mia mente.

I colori predominanti in quella camera erano il rosso di alcuni mobili e della trapunta sul suo letto e il grigio delle pareti.

Al centro vi era il letto ― matrimoniale, vorrei precisare ―; sulla destra un mobile che fungeva da contenitore per qualsiasi oggetto, perché davvero era un gigantesco casino mentre sulla sinistra una scrivania e una porta che dava sicuramente sulla sua cabina armadio. Vicino alla scrivania c'era la poltrona su cui ero stata seduta per pochi minuti e che dovevo essere sincera: era comodissima.

Di una cosa ero certa però: tutto quel rosso prima non c'era.

«Ti sei per caso trasformato nel Christian Grey dei poveri? No, perché tutto 'sto rosso mi fa strano», blaterai con nervosismo, storcendo il naso quando notai un paio di boxer sbucare da sotto il suo letto.

Morgan sbuffò una risata, «No, mi piace il colore. Non c'è dietro nessun motivo particolare.»

«Uhm, okay», scrollai le spalle che si irrigidirono appena percepii le sue mani sfiorarmi i fianchi per poi appoggiarsi sul mio ventre in un abbraccio e il suo viso conficcarsi nell'incavo del mio collo.

Restai impietrita per un momento, sorpresa da quel gesto d'affetto, ma poi, dopo aver indugiato per alcuni secondi, adagiai le mie mani sulle sue, provando a ricambiare in qualche modo quell'abbraccio.

«Ora che siamo soli posso dirti quella cosa», perché la sua voce si era improvvisamente fatta più bassa e roca del solito?

Rabbrividii quando il suo alito caldo mi accarezzò la pelle del collo poi ispirai bruscamente, provando a non pensare a quanto fossimo vicini in quel momento, ma soprattutto al fatto che fossi tra le sue braccia senza lamentarmi della vicinanza dei nostri corpi.

«V-va bene.» No, che non andava bene! Avevo appena balbettato come una ragazzina davanti alla prima cotta.

Ero in completo imbarazzo, ma anche impietrita dalle sue braccia ancora strette intorno a me.

All'improvviso non sentii più le sue braccia intorno alla mia vita e il suo calore contro la mia schiena, cosa che mi lasciò con un senso di freddo addosso che mi fece trasalire brevemente.

Avrei tanto voluto che non avesse smesso di stringermi a sé perché ora percepivo solo tanto freddo sulla pelle.

«Mavs, girati per favore», feci come mi disse e il mio cuore perse un battito quando incastrai il mio sguardo nel suo, divenuto improvvisamente serio.

Una sua mano sfiorò appena la mia guancia destra che prese immediatamente colore e iniziò a scottare contro la sua pelle poi, mi sorrise con dolcezza. Il mio cuore sussultò e il mio stomaco si chiuse per l'ansia.

«Mavis mi piaci. Mi piaci sul serio. Tutto di te mi attrae. Sei bellissima. Amo il tuo sorriso e il tuo carattere forte», la sua mano si mosse ancora e scivolò verso l'incavo destro del mio collo, facendomi tremolare sotto al suo tocco gentile.

Ero rigida come un manico di scopa mentre mi confessava il suo interesse nei miei confronti, ma il mio cuore batteva così forte che mi pareva che mi si fosse tatuato contro le costole o peggio ancora: sarebbe scoppiato fuori dal petto.

«Ma non voglio rovinare ogni cosa, anche perché non so nemmeno se pure tu provi qualcosa per me quindi che ne dici se incominciamo dall'essere amici e poi vediamo come va?», annuii una sola volta, incantata dalla sua voce e dal suo sguardo così magnetico e intenso, ma in realtà avrei voluto gridare di no.

No, cazzo, non volevo essere solo un'amica per lui, ma ormai il danno era stato fatto poiché mi sorrise dolcemente poi mi depositò un fugace bacio su una guancia arrossata.

«Bene, allora: amici?», mi sporse la mano ed io per alcuni secondi rimasi immobile, indecisa su cosa fare, ma poi l'accettai e la strinsi nella mia.

«Amici.»

«Mavs, tua madre ti sta cercan― oh, ho interrotto qualcosa?», Cassidy entrò in camera di Morgan e sul suo viso comparve un'espressione sorpresa, inarcando le sopracciglia in modo sospettoso.

Balzai indietro mentre il mio viso prese sempre più colore poi senza dire nulla, uscii dalla stanza e andai a cercare mia madre per sentire quello che aveva da dirmi.

***

Mia madre mi aveva cercata solamente per presentarmi il nuovo acquisto dell'azienda dei Cooper, ovvero un ragazzo più grande di me di qualche anno che era diventato il segretario del padre di Morgan. Mi era subito sembrato gentile però aveva anche uno sguardo strano mentre si rivolgeva a mia madre, pareva quasi volesse ucciderla.

Probabilmente era solo la mia fervida immaginazione che stava cercando di farmi andare fuori di testa perché a bruciapelo mi era parso un bravo ragazzo educato. Non saprei...

Ovviamente mi aveva pure domandato dove si fosse cacciato Jeremy e sul momento ― anche perché ero andata leggermente nel panico ― le avevo risposto la prima cosa che mi era passata per la mente: "Jeremy si è sentito male quindi è tornato a casa. È venuto a prenderlo un suo amico. Questo è tutto ciò che so". Sorprendentemente ci aveva creduto e mi aveva lasciata andare senza fare troppe storie.

Ora stavo tornando in camera di Morgan, anche se la mia idea iniziale era stata quella di fuggire da quella casa, così da non dovermi sentire sempre più in imbarazzo in sua presenza, ma alla fine avevo deciso di non scappare e di affrontarlo.

Affrontarlo per modo di dire. Perché la verità era che me ne sarei rimasta in disparte e quasi sicuramente avrei parlato per la maggior parte del tempo con Cassidy, cercando in ogni modo di evitare lo sguardo di Morgan.

Mi fermai davanti alla porta socchiusa della camera di Morgan e sussultai quando sentii Cassidy dargli del cretino. Stavano per caso litigando?

Ero una brutta persona se me ne stavo lì fuori a origliare quello che avevano da dirsi, al posto di interromperli entrando nella stanza? Probabilmente sì, ma poco mi importava.

«Tu sei veramente un cretino! Ma che cazzo ti è passato per la mente? "Quindi che ne dici se per adesso incominciamo con l'essere amici?" o quel cazzo che hai detto. Ti rendi conto che ti sei appena autofriendzonato?», la voce di Cassidy sembrava davvero alterata mentre di Morgan udii solo un profondo mugugno, «Ma sei scemo?»

Quindi stavano parlando di me e della sua dichiarazione ― sempre se quella fosse una confessione d'amore ― e Cassidy pareva molto infuriata con lui.

Sentii Morgan esalare un profondo respiro poi una forte botta contro qualcosa che mi fece sussultare, «Pensi che non lo sappia? Ma come posso stare con lei se sono ancora fidanzato con te? E poi chi mi dice che anche lei prova qualcosa per me?»

Oh Morgan... Sei proprio un pirla!

Cassidy emise un gridolino snervato, «Sei veramente scemo, ma scemo forte! Ti lascio, okay? Ora sei libero di correre da Mavis e dichiararle il tuo amore. E giusto per la cronaca, dato che oltre ad essere scemo sei anche cieco, anche Mavs prova qualcosa per te, idiota.»

«Porca puttana, mi sono fatta un culo per cercare di convincere quei quattro imbecilli di organizzatori ad aspettare il mio segnale, prima di inviare il messaggio e tu mandi tutto all'aria! E per cosa? Perché noi due "stiamo insieme". Morgan, sei il mio migliore amico quindi posso dirtelo: tira fuori le palle e dille tutto!», continuò Cassidy mentre il mio cuore incominciò a battere all'impazzata nel petto. Tutto ciò era assurdo. Surreale.

Piacevo davvero così tanto a Morgan? Così tanto da spingere Cassidy ad aiutarlo nel conquistarmi?

«Io...», Morgan sospirò ed io trattenni il fiato in attesa di una sua risposta.

«Tu cosa, migliore amico caro?», pareva le avesse masticate e poi sputate con rabbia quelle parole. Forse era davvero esasperata da lui.

«Mavis è sbagliato origliare!», strillò Alexander alle mie spalle, facendomi gridare per lo spavento poi mi tappai fulminea la bocca con una mano mentre l'altra l'appoggiai sul mio cuore dai battiti accellerati, sia per la paura che per le parole di Morgan e Cassidy.

Mi avranno sicuramente sentita, porca puttana!

Pochi secondi dopo la porta della camera di Morgan venne spalancata e i volti sconvolti dei due ragazzi mi fissarono stravolti.

Abbassai subito lo sguardo, grattandomi la nuca per l'imbarazzo poi mi mordicchiai il labbro inferiore, «Ehilà...?»

Se solo Alexander si fosse fatto i cavoli suoi...

«Mavis... Quanto hai sentito?», mi domandò Morgan, il quale sembrava più bianco del solito in volto. Era sbiancato.

«Uhm... Da quando Cassie ha parlato della challenge, penso», sforzai una risata, spostando lo sguardo da Morgan a Cassidy e viceversa, ma sentendomi sempre più in imbarazzo e soprattutto colpevole. Sì, colpevole perché avevo origliato una loro conversazione privata.

«Non sei arrabbiata, vero? Cioè io l'ho fatto solo perché voglio un mondo di bene a Morgan, ma anche a te e tengo alla vostra felicità», mi domandò leggermente amareggiata la mora, spiegandomi anche le sue motivazioni.

Scossi subito il capo perché davvero, non ero arrabbiata con Cassidy. Avevo capito quanto volesse bene a Morgan e fino a che punto si sarebbe spinta per lui.

«Mi vedete arrabbiata?», abbozai un sorriso, dando poi un leggero colpetto sul braccio di Morgan che soffiò un sospiro nervoso, «Su con la vita, Cooper!»

«Dici davvero?», lo sguardo di Cassidy si illuminò nuovamente poi mi gettò le braccia al collo e mi baciò una guancia, facendomi subito ridacchiare, «Sono così sollevata!»

«Davvero, davvero. Comunque... Come cazzo gli hai convinti quei nerd ad ascoltarti?»

Ero davvero curiosa di scoprire come c'era riuscita a convincerli perché da quello che sapevo, o meglio avevo sentito, gli organizzatori delle sfide non amavano ascoltare i consigli e richieste delle altre persone.

La castana si spostò in modo teatrale i capelli oltre le spalle poi mi mostrò un sorriso compiaciuto, «Diciamo che ogni tanto la mia parte da stronza prende il sopravvento.»

«Si sono cagati addosso!», esclamò con esultanza Morgan, dandole una leggera spallata per poi farmi l'occhiolino, cosa che mi fece solamente arrossire, anche se avrei preferito evitare di mostrarmi in imbarazzo o impacciata di fronte a lui.

Gli feci la linguaccia, scrollando le spalle con indifferenza, «Avrei voluto vedere la scena.»

Mi sentivo meno in imbarazzo, ad essere sincera, ma forse era solamente per via della presenza di Cassidy che in qualche modo mi trasmetteva coraggio. Se non ci fosse stata lei, forse a quell'ora avrei avuto una delle mie fastidiose crisi perché, veramente, Morgan mi rendeva troppo nervosa ed ero certa che fosse per quello che stavo tornando a provare per lui.

«Mavis! Mavis, scendi che dobbiamo andare.»

La voce di mia madre, per la prima volta da ormai troppo tempo, mi sembrò una benedizione perché finalmente sarei uscita da quella situazione carica di imbarazzo e tensione.

«Arrivo subito!», gridai a mia volta per farmi sentire.

Cassidy mi salutò con un abbraccio poi trascinandosi dietro Alexander ― che a quanto pare era rimasto lì ad ascoltare la nostra conversazione ―, mi lasciò da sola con Morgan e l'ansia tornò a farmi visita nello stomaco.

Mi sforzai di sorridere, emettendo un suono nervoso che non passò inosservato a Morgan, il quale si avvicinò lentamente a me poi senza darmi tempo di reagire, mi abbracciò dolcemente ed io sussultai in modo brusco.

Strinse delicatamente le sue braccia dietro la mia schiena e il suo calore si espanse in tutto il mio corpo, incendiandomi la pelle poi conficcò il viso nel incavo del mio collo, facendomi rabbrividire di piacere a quel contatto diretto.

«Ci vediamo domani, piccola Mavs», sussurrò rocamente tra i miei capelli.

Deglutii a fatica poi annuì, restando impietrita fra le sue braccia, «A domani.»

Mi staccai da lui, ma quando feci per dirigermi verso le scale, mi afferrò per un polso, mi tirò verso di sé e mi strinse nuovamente contro il suo petto poi portò una mano sotto al mio mento e mi alzò il viso, facendo intrecciare i nostri sguardi intensi.

Percepii all'istante il sangue affluire alle mie guance mentre il mio cuore si incollò contro le costole per l'emozione travolgente di quel momento.

Il suo viso si fece sempre più vicino al mio mentre il mio fiato si accorciò, quando una sua mano mi sfiorò una guancia e successivamente il labbro inferiore. Voleva baciarmi? Stava davvero per baciarmi?

Chiusi gli occhi, rilasciando un sospiro rilassato. In quel momento non mi importava di niente tranne che di Morgan, delle sue braccia strette intorno a me, del suo calore che mi stava ubriacando e delle sue labbra che stava sfiorando con delicatezza le mie.

Mancava poco e mi avrebbe baciata. Mancava davvero poco e avrei assaporato le sue labbra e quella volta con più intensità.

Sentii il suo respiro caldo sulle mie labbra e poi... «Mavis, dannazione, vuoi muoverti? Scendi ora!»

Fulminea mi staccai da Morgan, col viso in fiamme e il cuore in subbuglio. Poi gli lasciai un bacio fugace su una guancia e infine corsi giù per le scale con un sorriso enorme sul viso.

C'eravamo andati vicini, ma quello di certo non voleva dire che quella sarebbe stata l'ultima e unica volta in cui avremmo provato a baciarci. No, domani lo avrei baciato e chissene frega se quello era il compito del ragazzo. Io volevo quel bacio!

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