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CAPITOLO 3: IL LIBRO MALEDETTO

A volte le strade più panoramiche della vita

Sono le deviazioni che non si aveva intenzione di prendere.

A seguito del furto con rocambolesca fuga sotto il diluvio, mi sono beccata una bella influenza. Per quanto ami starmene in poltrona, raggomitolata in una coperta a cercare di superare il primato mondiale di ore consecutive davanti alla tv, la convivenza forzata con i miei genitori comincia a pesarmi e sono felice di poter uscire e tornare a Padova. Ho bisogno di una sigaretta e di un luogo irraggiungibile.

Arrivata nel giardino di Palazzo Maldura, sede della facoltà di Lettere, mi butto sulla mia panchina preferita e tiro fuori il porta-tabacco. Lettere è la facoltà degli intellettuali posati e dei perditempo dall'estro poetico. Non c'è dubbio che io appartenga alla seconda categoria, non mi piace studiare e covo il sogno segreto di fare l'artista, ma sono riuscita a confondermi abilmente tra i membri della prima, perché mi permette di vivere di rendita e reperire materiale indispensabile per corsi che non ho potuto seguire, a causa delle mie ufficiali e frequenti ore di lavoro, ufficiosamente trascorse sulle panchine del parco con sigarette, penna e fogli. Tuttavia come ogni scelta che si rispetti ha i suoi pro e i suoi contro.

Mentre me ne sto bellamente seduta sulla mia panchina, a gustarmi la mia Golden Virginia e la mia ora di ritardo, che mi ha permesso di saltare la prima lezione, vedo Alice che agitando la sua mano curata mi sta raggiungendo. È senza dubbio la più bella ragazza del corso, anche una delle più diligenti e sveglie, perciò l'ho avvicinata e conquistata. Provo un insano piacere nel circondarmi di cose belle e semplici, è come una compensazione per quello che credo proprio mi manchi, inoltre mi diverte fare la parte dell'uomo.

"Ciao Ali" la saluto "Cos'è quella faccina preoccupata?" le chiedo con dolcezza.

"Oggi devo assolutamente trovarlo..." dice leggermente accigliata.

Sbuffo. "Sei così bella che se fai gli occhi dolci al prof si dimenticherà di sicuro di quel maledetto libro. Perché non lo lasci perdere?" chiedo annoiata, la mia pigrizia mi impedisce di proporre una soluzione differente. So che si riferiva a un introvabile libro, che ci è stato appioppato come materiale d'esame dal docente di Storia Della Lingua, ma non ho nessuna voglia di andare a caccia di roba da studiare.

"Dai...Avevi promesso di accompagnarmi ancora la settimana scorsa..." piagnucola e mi guarda con i suoi occhioni blu.

È schifosamente consapevole del fatto che non riesco a resistere alle sue moine. "Non è colpa mia se sono stata male!" esclamo indignata. In realtà lo è, ma i dettagli sono dettagli.

"Ti prego, ti prego" mi implora a mani giunte. "Non mi sentirò tranquilla, finché non ce l'avrò..."

"Sappiamo già che quel libro è fuori pubblicazione, rassegnati" provo a insistere.

"Ma da qualche parte ci sarà sicuramente..." piagnucola ancora. "Per quello volevo fare un ultimo tentativo!"

"Hai già girato tutte le librerie che conosci" le faccio notare scettica.

"Ti prego, prometto che è l'ultima..." dice supplichevole e mi prende per mano.

La guardo accigliata e ritraggo la mano, quindi scuoto il capo con rassegnazione e mi alzo. Lei mi fissa in attesa. "Allora?" domando seccamente.

Alice salta in piedi, sorride entusiasta e mi prende per un braccio trascinandomi verso l'uscita. Sotto sotto invidio la sua capacità di essere così aperta e diretta, soprattutto di poter mettere le mani addosso a qualcuno che conosce appena. È bellissima e circondata di uomini che farebbero qualsiasi cosa pur di entrare nel suo letto, ma quante volte l'ho vista piangere per uno di loro!

"Hai intenzione di farmi camminare per molto?" domando sarcastica, rallentando il passo dopo qualche metro. È una scusa valida per staccarmi da lei, ma Alice stringe la presa e mi trascina in avanti. Se c'è una cosa che detesto della gente normale è che non si rende proprio conto di quanto seccante possa essere mettere le mani addosso a qualcuno come me.

"Verso la stazione ce n'è una che ha aperto da poco...Dicono che tratti solo libri antichi!" spiega eccitata.

Impallidisco e mi blocco di colpo, dandole uno strattone.

"Scordatelo!" sancisco categorica.

"Ma Phyl..." mi implora ancora.

"Io là non ci metto piede!"

"Ma..."

Giro sui tacchi, dandole le spalle per ritornare sui miei passi. Il ricordo del mio furtarello è ancora vivido e con che faccia mi posso presentare davanti a quella povera signora? Sì, nel frattempo l'ho fatta diventare una povera signora, che mi avrebbe offerto caffè e biscottini, se solo non le avessi rubato niente. Maledissi la mia fantasia galoppante e continuai a camminare imperterrita.

"Come vuoi allora, se non posso avere quel libro, dovremo rinunciare al corso..." sento la voce di Alice alle mie spalle. "E pensare che ti avevo preparato tutti gli schemi degli appunti e contavo di studiare insieme ed eventualmente sederci vicine per l'esame scritto...." aggiunge e sospira, fingendosi scoraggiata. Mi fermo senza voltarmi. "Sarebbe stata una passeggiata e un trenta sicuro, beh, vorrà dire che li butterò...Che peccato!" recita teatrale.

I suoi passi echeggiano nella direzione opposta alla mia, mi volto e con uno scatto invidiabile, le corro dietro. Una seconda brutta figura con la vecchia libraia non è niente, se paragonata al famigerato esame di Storia della Lingua, per me insuperabile senza aiuto.

"Ho cambiato idea!" dico trafelata.

"Chissà perché, ma me lo aspettavo..." constata Ali, senza guardarmi. "A volte penso che a te interessino di più i miei schemi di me."

Ridacchio stupidamente. "Dovresti essere contenta che almeno a me interessi di più il tuo cervello che il resto" replico con un sorriso seducente.

"Solo una lesbica apprezzerebbe questa tua affermazione, perché non lo dici a Francesca?" mi punzecchia.

"Per carità, senza nulla togliere a Francesca, è che siete imparagonabili! Ah, ma quasi dimenticavo, tu aspetti il tuo primate azzurro sopra l'albero bianco..." concludo scettica e inarco un sopracciglio.

"Non essere scema, è che a me piacciono gli uomini, non come a te" risponde diretta. "Uomini" scandisce e mi lancia un'occhiataccia esplicativa.

In pochi minuti arriviamo all'ingresso della gloriosa libreria. Di fronte alla piccola insegna Ali sorride, soddisfatta di averla trovata con tanta facilità, io faccio finta di non averla mai vista prima e di non avere alcun interesse in merito.

"Vai, ti aspetto qua fuori" decreto decisa, mi avvicino al muro e mi lascio ricadere sul pavé piastrellato. "Mi faccio una cicca" spiego, incrociando le gambe e tirando fuori dalla borsa nera l'astuccio con il tabacco.

Lei scuote il capo, ma d'altra parte mi ha già costretto ad arrivare fin là, quindi non insiste ed entra. Dopo quasi un'ora comincio a pentirmi di aver promesso di aspettare, a sospettare che le siano stati offerti i famosi tè e biscotti e a considerare l'idea di scappare per andare a bermi un aperitivo. Mi alzo da terra e sbircio accigliata oltre la porta a vetri, proprio quando Ali la tira e ne esce raggiante. Tiene tra le braccia almeno cinque libri finemente rilegati. La fisso interdetta.

"Sorpresa, eh? Ben due copie del Santagata, una del Novecento, due versioni commentate dell'ars poetica per mio interesse personale, e rullo di tamburi: il Castellani!" termina il suo elenco più che soddisfatta.

"Non ci credo..." mormoro allibita.

"I più antichi testi italiani di Arrigo Castellani, edizione e commento, prima stampa pubblicata nel 1980" ribadisce, stringendo in un braccio gli altri libri e mostrandomi la facciata del preziosissimo volume.

"E te lo lasciano portar via così?" domando sbalordita. "Al dipartimento lo tengono sotto chiave e non te lo farebbero nemmeno fotocopiare!"

"In via del tutto eccezionale, ha detto" spiega gioiosa, mentre esca dalla galleria per dirigersi di nuovo in facoltà. "Dovrebbe essere il riscatto per il suo ombrello" aggiunge e ridacchia divertita.

"Cosa?!" esclamo atterrita.

"Beh, ti abbiamo visto che te ne stavi là fuori, tutta imbronciata..." si giustifica vaga.

"E allora?!" la incalzo, seguendola veloce.

"Io non ne so niente dell'ombrello..." replica Alice, cercando di darsi un tono serio e con una mano si sposta i capelli dorati dietro la schiena.

"Scusa?!" la trattengo per una spalla e lei in tutta risposta si gira e mi piazza tutti i libri sul petto.

"Portali tu" ordina, guardandomi negli occhi con un sorrisetto malefico.

"Allora, vuoi spiegarmi...?" chiedo, obbedendo senza protestare. So essere servizievole quando si tratta di necessità.

"Beh, cosa vuoi che ti dica? Mi ha raccontato che gli hai rubato l'ombrello!" rivela e scoppia a ridere allegra.

"Smettila! Ora smettila di ridere!" ringhio, mentre attraversiamo le piazze.

La supero allungando il passo, ho decisamente bisogno di quell'aperitivo.

"Stai scherzando? Ti prenderò in giro finché vivo!" esclama divertita, correndomi appreso.

"Me la pagherà amaramente per questo" mormoro a denti stretti.

Lei si asciuga le lacrime per il troppo ridere, quietandosi un poco. "Ma dai, non essere stupida, è una persona così gentile e dovresti proprio restituirglielo!" replica con convinzione, puntandomi il dito contro.

Tronco la conversazione con un grugnito, ma la accompagno fino a Palazzo Maldura, dove reclutiamo la sua amica Chiara, dandole il compito di fotocopiare i libri, e Francesca, la poetessa. Il gruppo va a seguire le lezioni, ma non appena s'infilano in aula io mi dileguo. Passo il resto della mattinata seduta a uno dei tavolini esterni del mio bar preferito, un piccolo locale in una piazzetta nascosta vicino all'università. Con le cuffie alle orecchie e di fronte al mio aperitivo preferito, uno Spritz Aperol, la vita sembra sempre molto più semplice e piacevole.

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